A Cassinetta di Lugagnano, un piccolissimo paese nei pressi di Milano, è in vigore un piano regolatore unico: nessuna nuova espansione edilizia è possibile, ma solo il recupero delle aree edificate esistenti.
Questa scelta privilegia il carattere dell'abitare e lo rende un luogo di grande bellezza, come si può vedere dal filmato che ho inserito.
La scelta drastica era l'unica possibile per intervenire concretamente e preservare l'ambiente: ciascuno di noi che vive in Lombardia, osserva la realtà di capannoni e di centri commerciali, circondati da spazi asfaltati destinati a parcheggio che attirano traffico e clienti.
Si può osservare che il valore aggiunto dalla presenza di una impresa industriale e commerciale è più alta di quello prodotto da un campo incolto e abbandonato a se stesso. Dove l'agricoltura non esiste più, sembra un ragionamento accettabile, ma la somma di tante iniziative individuali ognuna delle quali tiene conto solo delle proprie necessità trasforma in modo caotico l'ambiente urbano senza che si progetti nulla per anticipare i bisogni: alla fine ci troveremo in coda per entrare e uscire dai supermercati e dovremo chiedere nuove strade di scorrimento perché quelle esistenti sono state intasate da rotonde, svincoli e code.
Si ritiene che le nuove costruzioni portino posti di lavoro, sia nel commercio che nelle costruzioni, opporsi ad esse è quindi contro il benessere delle persone. In realtà il benessere non è intrupparsi negli stessi luoghi di acquisto collettivo, ma avere un modo migliore per vivere e passare il proprio tempo.
Una azione che prevedesse di trasformare il patrimonio edilizio esistente, qualificandolo per azzerare i consumi energetici, sarebbe una azione benefica per l'ambiente, per la bolletta energetica e per la bellezza delle abitazioni, convogliando i capitali e le energie del settore edilizio per migliorare l'abitare.
L'ente che dovrebbe prendere queste decisioni è il Comune, che oggi si trova in condizioni economiche precarie e quindi non in grado di intervenire con forza.
Il comune ricava soldi dagli oneri di urbanizzazione, e quindi è invogliato a concedere di costruire il nuovo. L'esistente invece fornisce introiti solo per la volumetria aggiunta. Parte di questi oneri sono usati per le opere necessarie al nuovo insediamento, e parte servono per ripianare i bilanci prosciugati dalle strette finanziarie dell'amministrazione centrale. Si ottiene così la svendita del territorio, che è il patrimonio, per pagare le spese: come chi vende i gioielli per tirare avanti. Come in tanti altri campi, si ipoteca il futuro per il presente.
Ed ecco la storia:
Ma bisogna avere il coraggio di intervenire, di agire direttamente e non basta lamentarsi. Dice Domenico Finiguerra:
"Se io e la mia lista civica non ci fossimo presentati all elezioni amministrative del 2002, saremmo rimasti un buon gruppo di pressione esterno, ma nulla di più. Avremmo cercato di spingere l'amministrazione a non consumare troppo territorio, sperando nel buon senso, ma nulla di più. Se non ci fossimo presentati alle elezioni, mettendoci in gioco, non avremmo potuto realizzare la nostra piccola esperienza ...".
Cioè bisogna passare dalla teoria alla pratica. L'ondata di disgusto per la politica che è seguita alla pubblicazione dei libri sulla "casta", non ha fatto partire un movimento di pulizia, ma ognuno di noi ha pensato "che schifo" sperando che succedesse qualcosa, che da solo non poteva succedere. Il risultato è stato che la "casta" si è sentita ancora più sicura della propria impunità.
Per avere una idea di cosa succede nei dintorni di Cassinetta, basta guardare sulla mappa da satellite:
Visualizzazione ingrandita della mappa
La zona a sud interamente urbanizzata è Abbiategrasso, che si espande al limite del confine comunale, a est abbiamo Albairate. Si ha davvero l'impressione di un assedio in corso.
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domenica, marzo 13, 2011
domenica, febbraio 13, 2011
Cosa c'è dietro la cementificazione?
Ho già affrontato questo argomento in un post precedente, No allo spreco di suolo, vengo ora a sapere che la regione Lombardia ha da poco approvato un maxi insediamento commerciale ai margini della Certosa di Pavia, collocato nel cuore di quello che era stato il Parco Visconteo. Questa colata di cemento si dovrebbe insediare nel comune di Borgarello che lo scorso anno era stato teatro di una vicenda di illeciti che ha portato all'arresto del sindaco Giovanni Valdes, quindi in una situazione estremamente a rischio.
Ricavo le informazioni da un articolo della STAMPA del 24 ottobre 2010: La Platì del nord. che è molto interessante perché dà un'idea delle relazioni esistenti tra i diversi ambienti del potere, lecito e illecito.
A Borgarello la sequenza degli avenimenti è eloquente. Quartieri che nascono all’improvviso; l’arresto di un assessore comunale (Luigi Perotta) accusato di riciclaggio; la Dia che mette agli arresti una intera famiglia (i crotonesi Vittimberga), armieri della ‘ndrangheta, a cui il sindaco Valdes fa costruire la prima opera pubblica del suo mandato; lo scandalo Chiriaco ( Carlo Chiriaco, l’ormai ex potentissimo direttore dell’Asl di Pavia è accusato di essere il referente locale delle ‘ndrine calabresi) e l’arresto di un costruttore locale (Francesco Bertucca), padre dell’assessore comunale Antonio.
Poi l’iscrizione nel registro degli indagati del cugino di Chiriaco, il costruttore Morabito e infine l'arresto del sindaco Valdes.
Secondo i PM il sindaco avrebbe truccato un'asta per favorire la Pfp, una società immobiliare del Chiriaco, che sarebbe il referente di Giancarlo Abelli, uno dei ras della sanità lombarda e padrino politico dell’attuale sindaco di Pavia.
Il sindaco di Borgarello Giovanni Valdes, in campagna elettorale può vantare una madrina di spicco, Rosanna Gariboldi moglie di Abelli , finita in carcere per riciclaggio e poi uscita dopo patteggiamento per la vicenda delle bonifiche di Santa Giulia.
Il collegamento tra Valdes e Chiriaco sarebbe quello sanitario: Valdes è anche membro del cda dell’Ospedale Mondino di Pavia.
Negli ultimi mesi, nonostante l'inchiesta in corso, ne approfitta per accelerare l’iter del futuro centro commerciale «Factoria», con tanto di maxi albergo da 43 piani: il piano di cemento ora approvato dalla regione.
Sulla edificazione del centro commerciale si stanno mobilitando le associazioni ambientaliste, ma il senso di quanto sta succedendo è evidente: la edificazione selvaggia è uno dei modi di riciclare capitali di provenienza illecita. Opporsi alla cementificazione è anche un modo di opporsi alle mafie.
Se fosse realizzato entrerebbero nelle casse pubbliche 20 milioni di euro, di cui 3 milioni 300 mila al solo comune di Borgarello, per la realizzazione di infrastrutture: soldi che saranno velocemente spesi mentre l'ambiente sarà definitivamente perso.
Per completezza di informazione e per dimostrare l'intreccio di interessi bisogna anche dire che al banchetto sulle spoglie dell'ambiente partecipano anche i comuni vicini di Gussago e Certosa ( che riceveranno 1,5 milioni di euro ciascuno) e le associazioni dei commercianti ASCOM e Confesercenti ( in quota per 1 milione).
Bisogna opporsi a questi sistemi di gestire la cosa pubblica: l'uso del territorio a fini privati non può essere contro il bene comune, il diritto di tutti ad avere preservata la natura dei luoghi, siano essi beni naturali, risorse agricole o come in questo caso ambienti di altissimo valore storico e artistico.
Bisogna essere attenti a quello che accade vicino a noi, le scelte non sono reversibili.
Ricavo le informazioni da un articolo della STAMPA del 24 ottobre 2010: La Platì del nord. che è molto interessante perché dà un'idea delle relazioni esistenti tra i diversi ambienti del potere, lecito e illecito.
A Borgarello la sequenza degli avenimenti è eloquente. Quartieri che nascono all’improvviso; l’arresto di un assessore comunale (Luigi Perotta) accusato di riciclaggio; la Dia che mette agli arresti una intera famiglia (i crotonesi Vittimberga), armieri della ‘ndrangheta, a cui il sindaco Valdes fa costruire la prima opera pubblica del suo mandato; lo scandalo Chiriaco ( Carlo Chiriaco, l’ormai ex potentissimo direttore dell’Asl di Pavia è accusato di essere il referente locale delle ‘ndrine calabresi) e l’arresto di un costruttore locale (Francesco Bertucca), padre dell’assessore comunale Antonio.
Poi l’iscrizione nel registro degli indagati del cugino di Chiriaco, il costruttore Morabito e infine l'arresto del sindaco Valdes.
Secondo i PM il sindaco avrebbe truccato un'asta per favorire la Pfp, una società immobiliare del Chiriaco, che sarebbe il referente di Giancarlo Abelli, uno dei ras della sanità lombarda e padrino politico dell’attuale sindaco di Pavia.
Il sindaco di Borgarello Giovanni Valdes, in campagna elettorale può vantare una madrina di spicco, Rosanna Gariboldi moglie di Abelli , finita in carcere per riciclaggio e poi uscita dopo patteggiamento per la vicenda delle bonifiche di Santa Giulia.
Il collegamento tra Valdes e Chiriaco sarebbe quello sanitario: Valdes è anche membro del cda dell’Ospedale Mondino di Pavia.
Negli ultimi mesi, nonostante l'inchiesta in corso, ne approfitta per accelerare l’iter del futuro centro commerciale «Factoria», con tanto di maxi albergo da 43 piani: il piano di cemento ora approvato dalla regione.
Sulla edificazione del centro commerciale si stanno mobilitando le associazioni ambientaliste, ma il senso di quanto sta succedendo è evidente: la edificazione selvaggia è uno dei modi di riciclare capitali di provenienza illecita. Opporsi alla cementificazione è anche un modo di opporsi alle mafie.
Se fosse realizzato entrerebbero nelle casse pubbliche 20 milioni di euro, di cui 3 milioni 300 mila al solo comune di Borgarello, per la realizzazione di infrastrutture: soldi che saranno velocemente spesi mentre l'ambiente sarà definitivamente perso.
Per completezza di informazione e per dimostrare l'intreccio di interessi bisogna anche dire che al banchetto sulle spoglie dell'ambiente partecipano anche i comuni vicini di Gussago e Certosa ( che riceveranno 1,5 milioni di euro ciascuno) e le associazioni dei commercianti ASCOM e Confesercenti ( in quota per 1 milione).
Bisogna opporsi a questi sistemi di gestire la cosa pubblica: l'uso del territorio a fini privati non può essere contro il bene comune, il diritto di tutti ad avere preservata la natura dei luoghi, siano essi beni naturali, risorse agricole o come in questo caso ambienti di altissimo valore storico e artistico.
Bisogna essere attenti a quello che accade vicino a noi, le scelte non sono reversibili.
martedì, febbraio 08, 2011
Basta con lo spreco di terreno agricolo
Non è il caso di lamentarsi troppo, se un terreno è incolto, ma in area urbana, meglio se vicino a una rotatoria, oppure nei pressi di uno svincolo autostradale, rende molto di più se serve come base per una costruzione che non per le patate che ci si potrebbero piantare.
Se poi non ci sono strade si possono costruire, in modo da valorizzare meglio gli spazi circostanti.
Così facendo si sono persi migliaia di ettari di suolo agricolo, senza possibilità di recupero. L'industria delle costruzioni ha una grande importanza per l'economia del paese.
Si tratta di una catena che avvantaggia tutti gli attori: le imprese edili costruiscono, con beneficio di tutta l'economia ( impianti elettrici, serramenti, sanitari, piastrelle ... ), i produttori di cemento ugualmente, e anche i progettisti e poi i notai e poi lo stato che può incassare le tasse e i comuni...
I comuni sono ben contenti perché possono usare gli oneri di urbanizzazione per rinsanguare il proprio bilancio deficitario e per i posti di lavoro che vengono creati sul territorio.
I proprietari dei terreni fanno buoni affari e si vedono incassare capitali insperati.
Tutti sono contenti, tranne il paesaggio rurale, quello che dovrebbe essere uno dei beni più preziosi da mantenere e preservare: ma il paesaggio e il cosiddetto "bene comune" e quindi per definizione di tutti e quindi di nessuno. Il paesaggio rurale non ha valore monetizzabile.
Succede così che dal Piemonte al Veneto sia una unica città di centri commerciali, multisale, concessionari auto, parcheggi e capannoni.
La espansione urbana è casuale e incontrollata, senza alcuna pianificazione che ne ordini l'organizzazione.
Un caso particolare di questa espansione è il territorio parmense, dove sono concentrate produzioni di alta qualità, come Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma, e per questo proposta e valorizzata come Food Valley italiana.
Da dove arriverà il cibo per nutrirci? Già ora l'Italia non è autosufficente, e noi siamo convinti che i prodotti alimentari italiani siano i migliori. Fin che ci saranno, poi li importeremo, ma marcati Made in Italy.
Se poi non ci sono strade si possono costruire, in modo da valorizzare meglio gli spazi circostanti.
Così facendo si sono persi migliaia di ettari di suolo agricolo, senza possibilità di recupero. L'industria delle costruzioni ha una grande importanza per l'economia del paese.
Si tratta di una catena che avvantaggia tutti gli attori: le imprese edili costruiscono, con beneficio di tutta l'economia ( impianti elettrici, serramenti, sanitari, piastrelle ... ), i produttori di cemento ugualmente, e anche i progettisti e poi i notai e poi lo stato che può incassare le tasse e i comuni...
I comuni sono ben contenti perché possono usare gli oneri di urbanizzazione per rinsanguare il proprio bilancio deficitario e per i posti di lavoro che vengono creati sul territorio.
I proprietari dei terreni fanno buoni affari e si vedono incassare capitali insperati.
Tutti sono contenti, tranne il paesaggio rurale, quello che dovrebbe essere uno dei beni più preziosi da mantenere e preservare: ma il paesaggio e il cosiddetto "bene comune" e quindi per definizione di tutti e quindi di nessuno. Il paesaggio rurale non ha valore monetizzabile.
Succede così che dal Piemonte al Veneto sia una unica città di centri commerciali, multisale, concessionari auto, parcheggi e capannoni.
La espansione urbana è casuale e incontrollata, senza alcuna pianificazione che ne ordini l'organizzazione.
Un caso particolare di questa espansione è il territorio parmense, dove sono concentrate produzioni di alta qualità, come Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma, e per questo proposta e valorizzata come Food Valley italiana.
Per mostrare lo scempio di questo territorio è stato realizzato, a cua del WWF di Parma, un documentario che mostra cosa sta succedendo in quel territorio.
Siamo stati abituati a pensare che non ci sia limite alla disponibilità delle risorse, ma quando lo spazio in pianura sarà terminato, costruiremo sulla luna, o sulla cima dei monti?
Da dove arriverà il cibo per nutrirci? Già ora l'Italia non è autosufficente, e noi siamo convinti che i prodotti alimentari italiani siano i migliori. Fin che ci saranno, poi li importeremo, ma marcati Made in Italy.
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